CRYPTOMONETE


  • Petro Nograzie
    Buongiorno a tutti!
    In questi giorni ci sono giunte molte richieste via mail in cui ci veniva richiesto cosa ne pensavamo del PETRO (la nuova criptovaluta di Stato emessa dal Venezuela).
    All'interno di questo breve report, (che ovviamente abbiamo diramato in anteprima una settimana fa ai nostri associati) proveremo a fare una breve cronostoria argomentando le motivazioni che ci portano a spiegare per quale motivo, secondo il nostro parere è assolutamente da evitare all'interno di qualsiasi genere di portafoglio sia di breve che di lungo termine.

    Dopo che nei mesi scorsi era filtrata la notizia che il Venezuela avrebbe lanciato la prima “criptovaluta” di Stato, garantita dal greggio, il presidente venezuelano, Maduro, ha mantenuto fede alle sue promesse, incassando nei giorni scorsi 735.000.000 di $ per la sua “criptovaluta di Stato” avente come collaterale il petrolio.

    Il successore di Chavez, aveva annunciato il lancio del Petro a Dicembre 2017, cogliendo l'occasione per tentare per l'ennesima volta di tentare di convincere l'opinione pubblica che il suo Paese è vittima di una “guerra economica”, provocata dalle sanzioni finanziarie imposte dagli Stati Uniti e, che la vendita della nuova moneta digitale avrebbe aiutato non poco il Venezuela a tentare di arginare questo problema attraverso la vendita del Petro appunto che sarebbe stato venduto al prezzo di un barile di greggio.

    Premesso che sin dagli inizi della "Rivoluzione Bolivariana" voluta dal predecessore Hugo Chavez, il Paese è stato assediato da un’inflazione galoppante prima a doppia poi a tripla cifra ed addirttura a quadrupla cifra in questo periodo, che ha spinto i cittadini a perdere completamente fiducia nel Bolívar, a seguito della mancanza di beni di prima necessità quali cibo e medicine, esattamente come avvenuto nello Zimbabwe, il presidente Maduro, trovandosi "alla canna del gas" e non sapendo più cosa fare per uscire da questa situazione ha appunto tentato di sostenere l’economia nazionale, pensando di creare una “criptovaluta di Stato", tentando di sfruttare la tecnologia blockchain per generare i fondi necessari al risollevamento del Paese.

    Peccato che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, in una dichiarazione che mirava a spegnere l’interesse e l’entusiasmo degli investitori internazionali nei confronti del Petro, con tanto di avvertimento di possibili azioni legali, ha avvisato il Mondo che investire nel Petro equivarrebbe ad aiutare il governo socialista venezuelano ad eludere le sanzioni statunitensi, poichè il governo Maduro starebbe cercando di sfruttare alcune delle caratteristiche chiave delle criptovalute – la decentralizzazione e l’anonimato – per sfuggire alle sanzioni internazionali, visto che l’anonimato consentirebbe al presidente ed ai suoi fidi governanti di trasferire ingenti somme di denaro oltreconfine, senza essere rilevati.

    Tutto ciò premesso, attraverso i nostri collaboratori, abbiamo approfondito andando a fondo la questione verificando il modello blockchain di tale “criptovaluta di Stato" e ne è emerso che:

    - Una qualsiasi criptovaluta in senso proprio deve basarsi su una blockchain permissionless (a cui tutti possono partecipare), trustless (non bisogna aver bisogno di riporre fiducia in nessuno, basta verificare) e resistente alla censura. tutti parametri non sono presenti all'interno del Petro, visto che:

    La sua blockchain si baserebbe su di un modello "permissioned con nodi federati", in cui i blocchi sono generati mediante la “firma” di una serie di nodi che ne regolano il flusso e convalidano le transazioni. Quindi, senza alcun mining, nè possibilità di verifica se non da parte di chi ne ha le chiavi d'accesso filogovernative!

    Inoltre, si tratta sostanzialmente di una moneta pubblica, ma centralizzata: il Petro è in soldoni lo stesso vecchio iperinflazionato Bolivar, emesso su di una blockchain e “reimpacchettato” per farlo sembrare una valuta deflazionistica, ma fino a prova contraria, qualsiasi valuta controllata da un qualsiasi Governo, anche se basata su di una blockchain, è soggetta allo stesso tipo di corruzione delle tradizionali "valute fiat".

    A questo punto è interessante notare un altro "piccolo particolare": chiunque, magari per simpatie (od antipatie) politiche nei confronti del presidente Maduro, potrebbe fregarsene bellamente delle caratteristiche della blockchain del Petro, e voler tentare comunque d'accaparrarsi il token per “comprare il petrolio venezuelano”, senza però considerare le fallacie economiche rilevate da esperti di economia e blockchain, ma andando ad analizzare attentamente sulla blockchain di Ethereum il token ERC20 lanciato in pre-sale dal Governo venezuelano, si renderebbe presto conto che, contrariamente a quanto riportato nel white paper,  questo token non è il Petro!

    Infatti, si tratterebbe soltanto di un token di pre-sale che darebbe al proprietario il diritto di bruciarlo o scambiarlo col Petro durante la successiva fase di Initial Coin Offering che avverrà se e quando il Governo venezuelano deciderà.

    Sebbene gli aspetti economici alla base del Petro possano apparire sensati, quindi, qualunque analisi un po' più approfondita rivela tutti i trucchi e gli escamotages che porteranno ben presto al probabile fallimento della "criptovaluta di Stato" venezuelana.

    Il petrolio, in grado di garantire il Petro, infatti non è che non ci sia: il Venezuela è uno dei più grandi produttori al Mondo ma, l’industria petrolifera venezuelana basata sulla PDVSA (già nazionalizzata dal predecessore Chavez) è in declino da oltre un decennio sia come produzione che come manutenzione delle infrastrutture, questi evidenti limiti pertanto devono essere tenuti ancor più in debita considerazione visto che Governo venezuelano sembra non tenerne conto, nei fondamentali della sua nuova "criptovaluta di Stato".
    Un altro parametro molto importante da tenere in considerazione è che i livelli della spesa pubblica venezuelana, continuano ad essere troppo elevati e superiori alla produzione dell'oro nero che dovrebbe fungere da sottostane, da notare infine, l'autentico "colpo di genio" dimostrato da Maduro e del suo Governo nel far uscire pressochè in contemporanea la dichiarazione ufficiale in cui il Governo bolivariano accetterà qualsiasi genere di cryptovaluta in cambio del Petro: segno evidente che nel valore concreto della loro emissione non credono neppure coloro che l'hanno emesso, ma in compenso, aiutandoli in questo clamoroso "scam di stato" gli si consentirebbe di convertire un token basato sul "nulla cosmico" in cambio di cryptovalute pregiate e/o Euro e Dollari, evitando le sanzioni internazionali e senza essere obbligati a fare nessuna riforma per promuovere la produzione, nè per migliorare le condizioni di vita dei cittadini venezuelani.

    Come già soprindicato, quindi, a nostro parere, il Petro non è altro che il vecchio iperinflazionato Bolivar emesso su di una blockchain, con il vantaggio (per il Governo Maduro) del risparmio dei costi della carta, inchiostro e della stampa, che sono superiori al valore delle banconote bolivariane stesse, inoltre senza alcun meccanismo credibile per verificare in modo indipendente, in un dato momento, la situazione sul sottostante petrolio che garantirebbe l’asset, visto che la blockchain è controllata dallo Stato!

    Da parte del nostro Ufficio Studi pertanto la valutazione è ESTREMAMENTE NEGATIVA, ne sconsigliamo l'acquisto sia in un'ottica di trading che, peggio che peggio per il classico "BUY & HOLD", visto che come dimostrato, più che una "nuova forma di finanziamento internazionale per lo sviluppo economico e sociale del Venezuela", come annunciata dal presidente Maduro, la nuova "criptovaluta di Stato" sembra soltanto l'ennesimo disperato tentativo di evitare l’embargo nazionale e combattere l’iperinflazione che affligge il Paese, attraverso un tentativo di raccolta fondi con una sottospecie di "crowdfunding di Stato" che ancora una volta, potrebbe lasciare gli investitori "a bocca asciutta" esattamente come avvenuto con l'ennesimo default proclamato qualche tempo fa sul proprio debito pubblico, visto che attraverso questa mossa, il governo venezuelano non emetterà più titoli per ripagarsi ildebito pubblico, ma ha trovato un modo per raggirare le persone in tutto il mondo cercando di rifilargli un token basato sul nulla ed una futura moneta controllata dal Governo e basata sull’unica decrepita, industria rimasta nel Paese.


    UFFICIO STUDI ASSODIR
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  • squilli

    Buongiorno a tutti!

    La prima importantissima notizia che non ha avuto il dovuto risalto sulla stampa nostrana è risalente a qualche giorno fa: nelle minute della BCE contenenti gli interventi dell'ultima apparizione pubblica di Mario Draghi, il presidente della BCE, interpellato dai giornalisti al termine della consueta conferenza ha risposto che: "nonostante il settore non sia ancora totalmente monitorato, anche le banche europee potranno detenere assets in Bitcoin e cryptovalute." sdoganando le cripto così da "prodotto di nicchia riservato ad appassionati ed early adopters a strumento finanziario utilizzato da tutti i principali operatori del settore finanziario sia come derivato che come sottostante.
    La trascrizione dell'evento ufficiale è visibile cliccando direttamente sul sito della Banca Centrale Europea a QUESTO LINK.

    La seconda invece arriva dalla FINMA (praticamente la corrispondente della nostra CONSOB in Svizzera) che ha deciso di regolamentare le INITIAL COIN OFFERINGS (ICO) visto l'elevatissimo numero di richieste d'informazione ricevuto negli ultimi tempi.Nel comunicato stampa diramato (VISIBILE CLICCANDO QUI) l'istituzione esplica in che modo gestirà le richieste di assoggettamento relative alle initial coin offering sulla base del diritto dei mercati finanziari vigente, precisando che:"definisce le informazioni minime necessarie per il trattamento di tali richieste e i principi in base ai quali fornirà una risposta", creando così "trasparenza per i partecipanti al mercato interessati." La guida pratica è scaricabile liberamente a QUESTO LINK.

    La terza notizia è relativa alla Corea del Sud in quanto proprio mentre la maggioranza del pubblico è distratta dai giochi olimpici, dopo aver creato una grande gazzarra nei mesi scorsi in cui il Governo di Seoul invitava investitori e risparmiatori a stare fuori dal settore crypto, ieri ha fatto una bella GIRAVOLTA oltre che marcia indietro rispetto a quanto dichiarato a Dicembre e diramato su tutti i principali media mondiali ai primi di Gennaio con un nuovo comunicato in cui il capo del Servizio di supervisione finanziaria della Corea del Sud, ha dichiarato ufficialmente che: "Il governo dovrebbe lavorare di più sulla normalizzazione del fenomeno e meno sull’introduzione di regole limitative dello stesso." Anche in questo caso, non si tratta di una delle tante "bufale" che circolano visto che QUESTA la fonte dell'articolo.
    Ovvio che la notizia che fa sì che anche i coreani potranno effettuare liberamente il loro trading sulle cripto sia stata accolta molto bene a livello internazionale. 

    Dopo la notizia arrivata dagli Stati Uniti l'altro giorno in cui la CFTC  ha preso ufficialmente posizione contro i gruppi di pump&dump, (pubblicata sul nostro blog a QUESTO indirizzo) sembra che stiano arrivando le ufficializzazioni da parte delle maggiori istituzioni a livello mondiale e che finalmente sia cominciata l'operazione di pulizia del settore da parte di SCAM e TRUFFE varie giocate sull'ignoranza e sulla totale deregolamentazione del settore.

    Desideriamo infine segnalare per chi ancora non l'avesse letto sul nostro Canale Youtube pubblico (se non ti fossi ancora iscritto puoi farlo GRATUITAMENTE da QUESTO LINK), la pessima figura della Banca Centrale della Polonia che grazie ad un intervento di alcuni giornalisti a cui non potremo mai essere sufficientemente grati, ha dovuto ammettere d'aver pagato un influencer su Youtube per "parlar male" del settore criptovalutario.

     A buon intenditor...

    UFFICIO STUDI ASSODIR
    (E' consentita la pubblicazione e/o la condivisione citando la fonte)


  • pumpanddump

     

    Finalmente anche la commissione americana CFTC (Commodity Futures Trading Commission) prende posizione e si schiera ufficialmente contro gli schemi Pump & Dump sulle Criptovalute.

    Oltre ad aver ammesso apertamente che si tratta di TRUFFE belle e buone ai danni di chi ci casca dichiara che chi viene adescato è destinato a perdere il proprio denaro poichè come il nostro Ufficio Studi Assodir sostiene da tempo, gli unici che ci guadagnano sono gli organizzatori, è decisamente interessante fare caso all'invito a riportargli le eventuali informazioni in proprio possesso che possono aiutare nell’esecuzione di eventuali sanzioni o procedimenti nei confronti di chi continua a propinare agli ignari investitori e risparmiatori questo genere di truffa.
    Degna di nota infine la dichiarazione che nel qual caso venisse comminata una sanzione che superi il milione di USD, chi ha contribuito a fornire aiuto potrebbe ricevere una percentuale tra il 10 e il 30% dell'importo pagato dai malfattori.

    Da parte nostra ci siamo permessi di segnalare tutti gli indirizzi presenti nella sezione "GRUPPI DI PUMP AND DUMP" che abbiamo pubblicato nell'area gratuita riservata agli utenti registrati del nostro sito.

    QUESTO IL LINK del comunicato stampa diramato nell'annuncio originale della CFTC (in lingua inglese).

    Ci raccomandiamo la massima diffusione pregandovi gentilmente nel caso in cui veniste a conoscenza di ulteriori indirizzi di segnalarli oltre che alla CFTC per provare a prendere una ricompensa anche a noi cosicchè provvediamo ad aggiornare la lista in nostro possesso che mettiamo GRATUTITAMENTE a disposizione non soltanto dei nostri associati ma di tutti gli utenti registrati.

    Mille grazie.

    UFFICIO STUDI ASSODIR
    (E' consentita la pubblicazione e/o la condivisione citando la fonte)






     

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